02 agosto 2013

Coordinamento gruppi Legge 13 Bologna

Lettera inviata agli amministratori dei 60 Comuni di Bologna e Provincia dal Coordinamento Gruppi Legge 13 Bologna.


Il lavoro delle realtà professionali dello spettacolo e della cultura:

una risorsa di qualità che fa crescere tutti

 

 

Il Coordinamento Gruppi Legge 13 Bologna è una rete collaborativa tra gli organismi riconosciuti dalla Legge Regionale 13/99 sullo spettacolo dal vivo e include una pluralità di soggetti residenti sul territorio bolognese. Ne fanno parte la quasi totalità delle formazioni professionali della musica, della danza e del teatro sostenute congiuntamente dalla Regione Emilia Romagna e dalla Provincia di Bologna tramite gli Accordi territoriali che la stessa Legge 13 prevede.

 

Il Coordinamento ha avviato i suoi lavori nel gennaio 2011 e si riunisce con regolarità per promuovere la valorizzazione degli assunti di base della stessa L.R. 13/99, favorire il reciproco confronto e creare pratiche e strumenti che aggiornino le modalità di dialogo con gli enti pubblici e con le comunità dell'intero territorio.

 

I soggetti professionali che fanno parte del Coordinamento Gruppi Legge 13 Bologna sono riconosciuti e finanziati per la qualità complessiva della loro proposta culturale e per le capacità che hanno dimostrato nel promuovere lo spettacolo "quale mezzo di espressione artistica, di formazione, di promozione culturale, di aggregazione sociale e di sviluppo economico" (Art.1 della L.R. 13/ 99).

 

Il sostegno pubblico regionale (concesso a fronte della presentazione di preventivi di attività e bilanci soggetti a verifica) mira quindi a incrementare i benefici che il lavoro culturale professionale ha sulle comunità sia a livello di identità culturale, attraverso rassegne, ospitalità e progetti riconoscibili all'esterno, sia a livello di base, tramite i corsi e i laboratori a favore di adolescenti, adulti e soggetti in difficoltà.  Sempre all’articolo 1 della stessa L.R. 13/99 si legge infatti che per raggiungere un'equilibrata distribuzione dell'offerta culturale nel territorio regionale la Regione incentiva la collaborazione fra soggetti pubblici e soggetti privati, tendendo alla razionalizzazione delle risorse economiche ed organizzative.

 

E’ nostra convinzione che questi presupposti siano tuttora un punto fermo per dare forma alle politiche culturali sullo spettacolo nel territorio bolognese e debbano sollecitare tutti gli enti pubblici a condividere una filosofia unitaria.  Essi sono il frutto di decenni di progettazione culturale e hanno dimostrato come la possibilità dei cittadini della nostra Regione di godere di un vero pluralismo culturale sia direttamente collegato alla combinazione virtuosa fra:

 

- sensibilità degli amministratori per l'autonomia della cultura,

- capacità operativa delle imprese di spettacolo residenti sul territorio di trasferire su di esso forme, valori e novità nate in ambito nazionale e internazionale, grazie a un lavoro pienamente dedicato alla cultura,

- presenza di una forte rete di associazionismo non-profit.   ?

 

Condividere oggi questo approccio richiede a chi appartiene alla catena decisionale pubblica un forte senso di responsabilità, che risulta più difficile da praticare in una stagione in cui:

- la burocrazia richiesta agli enti locali per attivare collaborazioni col privato appare disincentivante;

- le risorse per la cultura - al contrario di quanto è avvenuto in altri paesi europei - subiscono una costante flessione sotto la spinta delle esigenze di bilancio;

- le annunciate trasformazioni istituzionali creano confusione su ruoli e competenze; 

- l’attenzione dei cittadini è rivolta alle proprie condizioni materiali e le politiche culturali non vengono presidiate dalle Amministrazioni con la stessa continuità di un tempo.

L'impatto negativo di tali contingenze sulla razionalità degli interventi culturali pubblici si stà però aggravando sul territorio di Bologna, con il moltiplicarsi di comportamenti che in modo maldestro e scoordinato disarticolano la sinergia fra enti pubblici, professionalità culturali e volontariato.



In particolare registriamo che:

1) di fronte alla semplice opportunità a Km zero di conoscere la progettualità delle tante realtà professionali del territorio molti Assessori e Sindaci scelgono di procrastinare sine die, adducendo ragioni di bilancio.  Probabilmente dialogare con artisti, organizzatori, pedagoghi e operatori culturali - spesso portatori di una preziosa memoria storica - è in alcuni casi sentito come limitante delle proprie prerogative e di intralcio alle promesse elettorali. Le scuse preventive sono generiche: non si possono “fare preferenze”, la gente “non capisce certe proposte” (ma ne siete proprio sicuri ?), “in anticamera ci sono decine di associazioni” che propongono iniziative, fanno comunità, sono piene di voglia di fare.

 

2) le porte restano chiuse a chi semplicemente alluda a progetti onerosi di qualche respiro, alimentando la tendenza delle realtà professionali a desistere dal presentare i propri alle Amministrazioni.  Troppo spesso nella nostra provincia si sceglie di dare in prestito i cartelloni culturali a intrattenitori e animatori dall’impetuoso entusiasmo, ma dal curriculum incerto (e succede pure nei servizi teatrali offerti alle scuole, con grande danno di immagine per il teatro e rischi incalcolabili per i bambini) o alle compagnie dei vari circuiti amatoriali (che hanno sì costi inferiori, ma soddisfano solo la parte culturalmente meno dinamica del pubblico, oltre a operare al di fuori delle normative sul lavoro) o ancora ai tanti gruppi fautori di iniziative di vario intrattenimento, ignorando i cittadini che si aspettano una maggiore qualità dell’offerta

 

3) le Amministrazioni si rapportano con il mondo dello spettacolo professionale solo in quanto costituisce un repertorio di offerte fra le quali comprare. Troppo spesso inoltre l’attenzione degli Assessori mira a far convergere le risorse, proprie e degli sponsor, su pochi eventi molto visibili con artisti di grido o televisivi, specialmente in ambito musicale.

 

4) c’è il rischio concreto che Bologna perda il proprio status di laboratorio di produzione di proposte culturali avanzate, proprio perché si svalutano e si penalizzano in modo crescente le progettualità di base delle realtà culturali professionali aventi sede sul territorio, spingendole così a spostarsi altrove. 

 

Alla luce di queste criticità il Coordinamento Gruppi Legge 13 intende rivolgersi al Sindaco, agli Assessori competenti, ai Consiglieri Comunali e di Quartiere, ai Presidenti di Quartiere del Comune di Bologna per:

 

punto primo: sollecitare una partecipazione attiva al dialogo che si è appena avviato nei Distretti Culturali provinciali con le realtà professionali della danza, della musica e del teatro del nostro territorio, allo scopo di elaborare dei macroprogetti attorno ai quali costruire interventi artistici che esprimano con linguaggi nuovi la complessa identità attuale dei luoghi e delle comunità.

 

Vorremmo che questo dialogo, regolare e continuativo, potesse indirizzarsi anche a:

  • definire i diversi ruoli che amatori e professionisti devono assumere entro le politiche culturali, in modo da sciogliere la spiacevole contrapposizione tra questi due ambiti 
  • rendere effettiva e efficace la rete delle ospitalità teatrali
  • favorire una nuova etica nei rapporti con le Amministrazioni
  • incrementare la presenza e la visibilità all’interno delle Istituzioni Scolastiche di ogni ordine e grado della cultura professionale dello spettacolo, in quanto portatrice di elementi vitali di interdisciplinarità che i programmi scolastici faticano a garantire e di cui i giovani hanno un disperato bisogno.

 

punto secondo: chiedere che il rapporto delle Amministrazioni con il mondo del professionismo culturale che non sia fatto di sole scritture e di cartelloni di richiamo: la spesa pubblica locale per la cultura non può esaurire la sua intelligenza nell’acquisto di beni e servizi, ma deve misurarsi anche sugli investimenti.

Noi del Coordinamento pensiamo a investimenti che:

•      accreditino Bologna metropolitana come luogo germinale del talento e della creatività

•      alimentino una domanda diffusa di cultura, dando la possibilità di far sorgere iniziative capaci di formare un pubblico qualificato e ricettivo.

 

Aggiungiamo che le associazioni e imprese culturali del territorio rappresentano il valore aggiunto che può garantire la proficuità di questo tipo di investimento culturale e consolidare nelle comunità gli apporti culturali che Bologna riceve dall’esterno.

Questo per la qualità che hanno saputo e sanno dare alle programmazioni degli spazi non istituzionali in città così come nei piccoli comuni, per la capacità di ideare festival e rassegne che rendano specifici i territori, per la loro vocazione a realizzare progetti di integrazione secondo la logica della sussidiarietà e a lavorare con le scuole con alte garanzie di affidabilità didattica.

Nell’assoluta trasparenza dei bandi e delle regole, perché nessuno cerca favoritismi.

 

 

punto terzo: stimolare un ripensamento della Vostra funzione di pubblici Amministratori non solo come detentori di una capacità di indirizzo politico, ma anche come facilitatori, promotori e arbitri di un dialogo esteso a tutti i soggetti della cultura nelle Vostre comunità, nella prospettiva del progresso collettivo.  L’avvio di una collaborazione con una realtà professionale dello spettacolo, se viene difesa nel modo appropriato, non segna per forza l’ingresso di una variabile che scompagina, scontenta e divide, ma, superate le diffidenze, può diventare un elemento di realismo e una preziosa risorsa per meglio definire e far crescere la qualità delle iniziative culturali, anche di quelle che nascono dall’entusiasmo dei cittadini e dei volontari.  Il nostro pensiero è che servano più coraggio e più fiducia.

 

 

Le esperienze tuttora attive di progetti culturali, convenzioni e direzioni artistiche, a Bologna città e in altri Comuni bolognesi, dimostrano che le premesse culturali che animano la Legge Regionale 13/99 possono essere condivise anche a livello locale e i soggetti attuatori di quella Legge inclusi in collaborazioni positive e feconde.

Noi del Coordinamento Gruppi Legge 13 Bologna auspichiamo che tali forme di collaborazione vengano socializzate, promosse e condivise all'interno dei Distretti Culturali e della futura Città Metropolitana.  Auspichiamo che si possa tornare a una stagione in cui gli Amministratori sappiano trovare, nella programmazione culturale, un saggio equilibrio tra il pragmatismo che la politica richiede e l’accoglienza di quelle spinte innovatrici che sorreggono la vita, la poetica e il lavoro di chi ha scelto la cultura come professione.

 

 

 

Firmato:

(i gruppi aderenti al Coordinamento Gruppi Legge 13 Bologna)

Associazione Culturale Diablogues
Associazione Culturale Laminarie
Associazione Culturale Tra un atto e l'altro
Associazione Culturale Teatro Reon - Future dimore
Associazione Culturale Teatro Ridotto
Associazione Culturale Rosaspina. Un Teatro
Associazione Culturale Teatrino Clandestino
Associazione Culturale Ca' Rossa
Associazione Culturale L'aquila Signorina/Terzadecade
Associazione Culturale Teatrino Giullare
Associazione Culturale Persèphone - Le pause del silenzio
Associazione Culturale Sweet Soul Music - Porretta Soul Festival
Associazione CulturaleTeatro dele Ariette
Associazione Culturale Danza Urbana
Associazione Culturale PanicArte - Instabili Vaganti
Associazione Artistica Culturale Cantharide
Associazione Teatro delle Temperie
Associazione Il Circolo della Musica Leopoldo Montanari di Imola
Associazione Organi Antichi, un patrimonio da ascoltare
Cooperativa Teatro dell'Argine
Compagnia Teatrale della Luna Crescente
Fondazione Musica Insieme
Arcigay Il Cassero
- Festival Gender Bender
Società Cooperativa Libero Fortebraccio Teatro
Università di Bologna - Dipartimento Musica e Spettacolo
- La Soffitta
Teatrino dell'Es
- Burattini, marionette, ombre